Indagini e diritto di cronaca
Indagini e diritto di cronaca
Regole condivise per tutelare gli indagati
Tra libertà di informazione e tutela della privacy ,tra informazione e diritti degli indagati,
ultimamente vi è un rapporto dialettico costantemente in tensione, che è sfociato in un vero e proprio conflitto e che è all’attenzione del Parlamento.
Da una parte sta il diritto fondamentale all’informazione, dall’altra i diritti alla riservatezza, alla dignità alla presunzione di innocenza .
L’attività giornalistica è legittimamente esercitata quando ricorrano l’utilità sociale dell’informazione ,la verità dei fatti esposti ,la forma civile dell’esposizione,escluda intenti denigratori e che in ogni caso sia rispettosa di quel minimo di dignità cui tutti hanno diritto.
Durante le indagini,i nomi degli indagati e degli arrestati possono essere resi noti,ma il giornalista deve valutare con cautela i giudizi sulle persone indagate nei primi passi delle indagini.
Nelle indagini preliminari ,durante la custodia cautelare ,la difesa degli indagati non ha ancora parlato,sono solo ipotesi del Pubblico Ministero , tratte da indagini di polizia giudiziaria , tutte da verificare , sono solo ipotesi di reato .Ultimamente abbiamo assistito ad un linciaggio nei confronti
Di dirigenti e funzionari del Comune di Taranto che trova la sua giustificazione nel dissesto
verificatosi .Ma molte domande aspettano risposte precise .Non è ipotizzabile un dissesto di tali dimensioni ad opera di funzionari, tutti gli organi competenti a sovrintendere e controllare per anni cosa hanno fatto? Dormivano ? Ed ecco che le riflessioni del Pubblico Ministero Maurizio Carbone, sostituto procuratore presso il Tribunale di Taranto e presidente della sottosezione di Taranto dell’associazione Magistrati , pubblicate sul Quotidiano di sabato 1 dicembre , ono quanto mai attuali sia nella parte nella quale invita la stampa a tutelare il diritto garantito ad ogni indagato di fare valere le proprie ragioni , nelle forme pubbliche o private che ritiene più appropriate alla propria posizione , sia nella parte nella quale invita , con fiducia e rispetto, a che la magistratura concluda con serenità il proprio lavoro.
L’invito mio è che le “riflessioni condivisibili in toto” del giudice Carbone , valgano nei confronti di tutti siano essi deputati, giornalisti, giudici , avvocati, calciatori, vallette, cittadini semplici .
Santo barracato
Cultura della legalità
Cultura della legalità
La quinta sezione penale della Cassazione ha affermato il diritto dei cittadini di criticare le decisioni delle toghe, diritto già in precedenza affermato ma che ora è ribadito in maniera ancora più incisiva, e che la critica può essere anche spietata di fronte a decisioni ingiuste e non degne di un paese democratico.
Il diritto dei cittadini di criticare provvedimenti e comportamenti dei magistrati deve essere riconosciuto nel modo più ampio possibile. Comportamenti e provvedimenti ritenuti ingiusti, nonché lesivi della uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, vanno duramente criticati.
E' della fine dello scorso anno un altro autorevole parere della massima assise giudiziaria, rappresentata dalle sezioni unite della Cassazione, che rilevava come la fase delle indagini preliminari stia assumendo ormai un indirizzo teso alla ricerca ed alla raccolta delle conoscenze necessarie per verificare la notizia criminis, sfociando sempre più sovente in provvedimenti che comprimono diritti di rilievo costituzionale quale è quello della libertà, ed è nell’ambito di questa ultima attività che le sezioni riunite mettono in evidenza come, tenendo ferma la distinzione tra indizi cautelari e prova ai fini del giudizio, occorre selezionare con maggior rigore i casi che legittimano l’esercizio del potere coercitivo... La sentenza n.36267 depositata il 31 ottobre 2006 afferma che le dichiarazioni possono costituire grave indizio di colpevolezza solo se, oltre ad essere attendibili, sono anche sorrette da riscontri individualizzanti, stante che la previsione di colpevolezza non può che essere ritagliata sulle caratteristiche del soggetto. Questo per la delicata fase della carcerazione preventiva, con l’avvertenza che la valutazione non deve acquisire la certezza della colpevolezza della persona, ma solo l’elevata probabilità(art.273 comma1 bis).
In un momento storico ove si avverte sempre più una crisi di valori, una sfiducia sempre maggiore dei cittadini verso le Istituzioni, ove la cultura della illegalità va facendo passi da gigante, e nessun ceto sociale risulta immune da scandali, vedi nel mondo del calcio, nello spettacolo, nella finanza, nella sanità, nel mondo politico e via dicendo, non vi è da meravigliarsi che anche nel mondo forense e giudiziario si stiano verificando casi sempre più eclatanti di comportamenti che travalicano i rispettivi codici deontologici.
Tali affermazioni di notevole spessore, pronunciate da così autorevoli organi, rappresentano la spia di un malessere che sta colpendo una parte dei magistrati, sempre più sovente afflitti da un malessere di onnipotenza che li porta ad essere più disattenti, più superficiali se non addirittura portati a sviare precise norme giuridiche, convinti ormai che i cittadini non avranno mai l’ardire di contestare abusi e soprusi o, quantomeno, avvocati disposti a denunciarli.
Dicono sempre gli “ermellini” che la critica è l’unico reale ed efficace strumento di controllo democratico dell’esercizio di una rilevante attività istituzionale, che viene esercitata in nome del popolo italiano. Occorre però, a parere dello scrivente, che alla critica giusta, a comportamenti o decisioni ingiuste e non degne di un paese civile e democratico, seguano adeguate sanzioni, tenuto soprattutto conto dell’alto e precipuo ufficio occupato dai magistrati.
Basta criminalizzare i dipendenti comunali
I novecento milioni di euro del dissesto amministrativo del Comune di Taranto sono "colpa" esclusiva dell’organo politico. Da circa venti anni è stata promulgata la legge che istituisce l’obbligo della divisione dei poteri fra organo politico e organo gestionale: la classe politica tarantina mai ha adempiuto a tale obbligo giuridico, altrimenti avrebbe perso il potere gestionale e questo anche con la complicità di pochissimi e potenti funzionari comunali. Queste verità sono a conoscenza di tutto il personale comunale, che in tutti questi anni ha sopportato angherie, umiliazioni e soprattutto prevaricazioni, ma che, nonostante tutto, ha profuso il massimo dell’impegno anche in presenza di grandi carenze di personale.
Premesso che la responsabilità penale è personale, chi ha sbagliato o chi ha commesso reati penalmente rilevanti è giusto che sia punito. D'altro canto, tutti i funzionari devono sapere che: “La dottrina è unanime nell’affermare che l’attività delle direzioni, in assenza dei piani esecutivi di gestione e delle relative risorse finanziarie, è limitata agli atti di organizzazione”. La Corte dei Conti ha affermato, giustamente, che la mancanza di direttive generali e di risorse economiche impediscono, di fatto, una reale attività gestionale. La 1 sezione civile della Cassazione ha affermato che se non esiste una apposita articolazione burocratica con direzioni dotate di autonomia decisionale e di spesa, qualsiasi violazione di norme, sanzionata penalmente o in via amministrativa verificatasi nell’ambito della attività dell’ente territoriale, è ascrivibile all’ORGANO POLITICO.
L’art 97 della Costituzione italiana afferma che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Abbiamo in questi ultimi mesi sentito dire dall’ex commissario Blonda, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza che gli uffici non sono strutturati, e che le ricerche dei vari documenti sono impresa ardua stante la notevole disfunzione degli uffici e servizi. Meraviglia come alcuni quotidiani locali, violando i diritti costituzionali dei cittadini, che solo da un giusto processo possono essere condannati, stiano massacrando intere famiglie emettendo sentenze di condanna su ipotesi di reato tutte da verificare. Un galantuomo, del quale mi onoro essere stato amico, Lillj Svelto, è morto per il dolore non avendo neanche la possibilità di dimostrare l’infondatezza delle accuse mossegli.
Forse questo non è più un Paese Civile, perché in un Paese che rappresentasse la civiltà del diritto sarebbe normale che a prevalere fosse la presunzione di innocenza su quella di colpevolezza. A parole diciamo che siamo un Paese garantista, ma quando un semplice avviso di garanzia ci raggiunge (perdonate il gioco di parole), la nostra vita è distrutta, non parliamo poi della custodia cautelare, che ormai rappresenta per l’opinione pubblica una chiara condanna. Quando, magari dieci anni dopo, si riesce a dimostrare la propria estraneità ai fatti, oramai è troppo tardi: si è persa la salute, l'onore, e quel che è peggio non interessa più a nessuno la tua riconosciuta onestà.
Sicurezza dei cittadini, non presunzione di colpevolezza
Il piano di sicurezza per combattere la criminalità organizzata, l’illegalità ed il degrado urbano con il fondamentale e necessario giro di vite per le scarcerazioni facili di delinquenti acclarati e che rappresentano allarme sociale deve rappresentare anche l’occasione di rivedere l’uso della “custodia cautelare in linea generale e soprattutto per gli incensurati".
Sulla spinta della emergenza sociale e della sicurezza non si creino altri mostri giuridici che INTERPRETATI IN MANIERA ESTENSIVA COMPRIMANO ULTERIORMENTE I DIRITTI INVIOLABILI DELLA LIBERTA' UMANA. Non si vuole fare filosofia... In Italia da anni vige la presunzione di colpevolezza che pone l’ipotizzato reo in difficoltà nel difendersi. Nel caso in cui, generalmente dopo molto tempo, questi risulti innocente, ha ormai perso salute, onorabilità, patrimonio.
La custodia cautelare è prassi consolidata. Non rappresenta più il mezzo estremo per i tentativi di fuga o di inquinamento delle prove o della prevenzione della reiterazione di un nuovo reato; la custodia cautelare è la ricerca della prova, è fare il vero processo, è il nuovo strumento di “tortura” per fare “confessare” l’Indagato. La distinzione tra indizi cautelari e prova ai fini del giudizio è venuta meno e i casi pretestuosi che legittimano l’esercizio del potere coercitivo avvengono con frequenza sempre maggiore.
L’esperienza della custodia cautelare in carcere, soprattutto per un incensurato, è quanto di più devastante ci possa essere. Si viene chiusi in cella con drogati, rapinatori, spacciatori, ecc. Si è costretti dopo ogni colloquio con i propri famigliari a denudarsi, a fare flessioni per consentire ai vari appuntati di turno di verificare se nelle parti intime si è nascosto qualcosa di vietato, e tutto questo alla presenza di altri detenuti (si omettono, volutamente, altri particolari che servirebbero solo ad umiliare la dignità umana).
La fase delle indagini preliminari sfocia ormai sempre più in provvedimenti che comprimono diritti di rilievo costituzionale e sempre più di frequente si ricorre ad ipotesi di reato più gravi al fine di aggirare l’ostacolo della prescrizione breve e rinchiudere così in carcere l’indagato.
Queste considerazioni non appartengono ad un gruppo politico teso a screditare l’organo giudiziario, ma provengono proprio dalla massima assise giudiziaria che è rappresentata dalle sezioni unite della Cassazione che hanno rilevato come la fase delle indagini preliminari stia assumendo ormai un indirizzo teso alla ricerca ed alla raccolta delle conoscenze necessarie per verificare la notizia criminis, e sfociano sempre più in provvedimenti che comprimono diritti di rilievo costituzionale quale è quello della libertà .
I principi di natura liberale che sono stati il nostro alimento giovanile si stanno affievolendo e il preferire che dieci colpevoli stiano in libertà piuttosto che un INNOCENTE in carcere assurge a valore solo quando siamo colpiti personalmente o desideriamo tutelare il nostro “CLUB”.
Quante volte abbiamo letto di indagati in carcere che hanno alla fine, stremati, deciso di dire ciò che i giudici “volevano” sentirsi dire? E quanto di quel “DETTO” corrispondeva a verita’?
Ebbene, riprendendo i principi ispiratori di quando giovani, pieni di entusiasmo, lottavamo per un Paese Civile e Democratico, ove i tre assi portanti erano IL CITTADINO – LA STAMPA E L’INFORMAZIONE – LA MAGISTRATURA INDIPENDENTE, ribadiamo che la libertà va difesa non con leggi che imbavaglino la libera stampa, non con leggi che limitino i poteri dei magistrati per consentire ai gruppi di affari di agire indisturbati, non con leggi che rendano sempre più vani i tentativi del singolo cittadino a far valere i suoi legittimi diritti, ma che la Libertà va tutelata con i controlli che devono essere sempre più severi e far sì che La stampa sia libera di esprimersi e far conoscere TUTTO quello che accade e sia degno di conoscenza, soffermandosi sulla essenzialità dei fatti e non invadendo la vita privata ed inviolabile dei cittadini; La magistratura, come detto dal massimo organo giudicante, si attenga a quanto prescritto dalla legge, faccia un uso oculato della custodia cautelare, soprattutto se trattasi di incensurati e di reati non costituenti allarme sociale, e quando l’uso per colpa di qualche magistrato dovesse diventare abuso è giusto che questi paghi come tutti ed anzi di più, stante l’alto e precipuo ufficio che occupa. Non può e non deve essere consentito ad un magistrato di essere incompetente e le accuse, spesso più grottesche che infamanti, devono essere sanzionate. I cittadini devono riappropriarsi delle loro prerogative, della loro sovranità, dei loro diritti e doveri.